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Programma 2018-2019 – Formazione Sociale Clinica – Cicli di specializzazione. La tutela dei minori e della famiglia: le nuove sfide dell’adolescenza. L’educazione, l’integrazione, la cura

“La tutela dei minori e della famiglia”  e “Le nuove sfide dell’adolescenza. L’educazione, l’integrazione, la cura“; sono i temi dei cicli di specializzazione di Formazione Sociale e Clinica nel Programma 2018-2019.

Ecco gli approfondimenti in Programma:

  • Tutela sociale e legale dei minorenni
    10 ottobre 2018 – Bergamo 

I principi che regolano il diritto minorile sono anzitutto materia d’interpretazione da parte dei magistrati ma la loro conoscenza è necessaria anche nella formazione degli operatori.
Le storie problematiche dei minori e delle loro famiglie mettono infatti in luce l’importanza dell’interazione tra saperi diversi e funzioni distinte.

Il seminario si rivolge agli operatori che si occupano della tutela e della cura dei minorenni: assistenti sociali, educatori, psicologi e avvocati che, nella loro pratica professionale, si confrontano con situazioni complesse e con responsabilità gravose. Le autrici presenteranno il volume Tutela sociale e legale dei minorenni. Interpretazione e applicazione del diritto minorile che espone i molteplici interventi che possono essere messi in atto tenendo conto della condizione esistenziale del bambino o dell’adolescente e le possibili diverse implicazioni.

  • Opportunità e strategie di cambiamento nei servizi
    15 Novembre 2018 – Milano

Per chi lavora nelle professioni di aiuto e cura la parola CAMBIAMENTO evoca particolari suggestioni, caratterizzate da due polarità, l’onnipotenza e l’impotenza: dell’operatore, della scienza, della cura. L’attesa di dover/poter cambiare le cose, le persone è elevata, radicale o al contrario avvilita da un atteggiamento disincantato e scoraggiato.

Il cambiamento inteso come miglioramento è stato oggetto di ricerca e studio in molta letteratura clinica, è un argomento inesauribile che rinvia a questioni etiche quali la normalizzazione del “diverso”, deontologiche quali la dissimmetria tra operatore e utente-paziente, filosofiche quali la ricerca di senso in ciò che cambia.

L’etimologia del termine cambiare deriva dal greco kambein: curvare, girare intorno.
Un’immagine di movimento, uno spostamento che consente un punto di vista diverso: come se si potesse guardare l’altra faccia della luna, modificando l’asse attorno cui costantemente e invariabilmente ruotiamo e assumere una diversa visione dei problemi e quindi delle nostre reazioni ad essi.

  • Da chi ho preso i miei occhi
    21 Febbraio 2019 – Milano

La narrazione autobiografica è uno sperimentato e consolidato strumento nel lavoro di cura.

“Da chi ho preso i miei occhi” è uno progetto pensato per aiutare i bambini e i ragazzi ad affrontare le domande sul loro passato e per potenziale la loro forza d’animo, generando effetti positivi anche sui genitori. Propone un metodo e uno strumento per dare voce ai bambini e ai ragazzi di tutte le età che vivono un’esperienza di relazioni familiari difficili, frammentarie o interrotte sia nella relazione con i genitori sia nell’esperienza di separazione da loro.

Lo strumento ideato è del tutto originale, tre quaderni differenti, pensati per tre fasce di età che hanno assunto l’aspetto definitivo dopo esser stati sperimentati in situazioni reali.

Il corso si propone di presentare questo modello di lavoro e un’esperienza di utilizzo della narrazione con adolescenti del circuito penale, trasferibile anche ad altre situazioni.

  • Nuove forme di sofferenza psichica in adolescenza. Il lavoro socio educativo
    3 Aprile 2019 – Milano

Gli operatori della cura e dell’aiuto che si occupano di adolescenti si confrontano con ragazzi che presentano manifestazioni che non sono parte del fisiologico, a volte turbolento, percorso di sviluppo individuale, ma segni di psicopatologia per la quale è necessario un intervento tempestivo e specifico. Negare questa evenienza sostenendo indistintamente la presenza di un generico “disagio adolescenziale” significa privare un ragazzo sofferente della possibilità di accedere a cure specifiche, con tutto il correlato che l’intervento tardivo porta con sé: aggravamento dei sintomi, alterazioni del funzionamento, effetti a livello socio-relazionale e scolastico.

È molto frequente anche il rischio opposto, quello di “medicalizzare” manifestazioni che invece necessitano in primo luogo di essere comprese e contenute con i consueti mezzi affettivi ed educativi presenti in ambito familiare, senza privare la famiglia del suo specifico ruolo educativo con il ricorso a figure esterne più̀ o meno normative.

È necessario imparare a discriminare tra segni indicativi di un possibile esordio di psicopatologia e segni che invece sono parte del fisiologico percorso adolescenziale, perché l’intervento da mettere in atto può cambiare radicalmente.

Per maggiori approfondimenti:
http://www.formazionesocialeclinica.it/programma-18-19/

TUTELA DEI MINORI

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